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In che modo prendiamo decisioni complesse?

Quando si prende una decisione complessa, spesso il problema di “scelta” che abbiamo davanti viene automaticamente suddiviso dal nostro cervello in una serie di decisioni più piccole. Tuttavia, sebbene assumere decisioni gerarchiche sia relativamente semplice quando la sequenza di scelte porta al risultato desiderato, quando invece il risultato è sfavorevole, può essere molto più difficile cercare di decifrare cosa è andato storto.

Ebbene, in un recente studio condotto da un team di neuroscienziati del MIT, è emerso in che modo il cervello motiva le probabili cause di fallimento dopo una gerarchia decisionale. Con un innovativo metodo di indagine, i ricercatori hanno così scoperto che il cervello esegue due calcoli utilizzando una rete distribuita di aree della corteccia frontale. In primo luogo, viene effettuato un calcolo del livello di fiducia sull’esito di ogni decisione per capire la causa più probabile di un fallimento; in secondo luogo, nel caso in cui non sia facile discernere la causa, si compiono ulteriori tentativi per acquisire maggiore consapevolezza del fallimento.

Apparso sul magazine Science a firma di Mehrdad Jazayeri, lo studio è stato condotto su un campione di cavie, permettendo di scoprire che le regioni del nostro cervello che vengono attivate in seguito a decisioni particolarmente complesse sono quelle della corteccia cingolata anteriore (ACC) e della corteccia dorsomediale frontale (DMFC), che divengono attive solamente in caso di fallimento, quando cioè il cervello cerca una spiegazione del proprio errore

In particolare, i ricercatori hanno poi scoperto che, anche se queste aree hanno mostrato modelli di attività simili, è stata l’attività nella prima delle due cortecce sopra individuate a prevalere nel caso in cui la cavia abbia scelto di cambiare il proprio comportamento proprio in seguito all’errore, suggerendo così che tale area del nostro cervello potrebbe giocare un ruolo centrale nel modificare le strategie decisionali.

A conferma di ciò, i ricercatori hanno scoperto che la manipolazione diretta dell’attività neurale in tale area fosse condizione sufficiente per interferire con il comportamento razionale degli animali. Esiste dunque una sorta di “circuito” distribuito nella corteccia frontale che coinvolge queste due aree, le quali sembrano essere organizzate gerarchicamente, esattamente come una decisione complessa richiederebbe.

About Roberto Rais

"Giornalista pubblicista, da diversi anni è specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collabora con alcuni magazine online di settore, prestando la propria consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

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