Marta ha 34 anni e da tre settimane rimanda la stessa telefonata. Ha salvato i numeri di due psicologhe trovate cercando su Google, ha letto le recensioni, ha guardato le foto. Poi ha chiuso tutto. Non perché non ne abbia bisogno, ma perché non sa da che parte cominciare: chi chiamo? Cosa dico? E se poi non mi trovo bene?

È una situazione molto più comune di quanto sembri. Spesso il passo più difficile non è decidere di farsi aiutare, ma scegliere da chi. E la scelta conta: la ricerca sulla psicoterapia è piuttosto concorde nel dire che la qualità della relazione tra paziente e terapeuta è uno dei fattori che incidono di più sul risultato, a prescindere dall’approccio usato.

Non esiste il professionista perfetto in assoluto. Esiste quello adatto a te, in questo momento. Ecco come orientarsi senza perdersi.

Prima di tutto: che cosa ti serve?

Non serve una diagnosi per chiedere aiuto, ma avere un’idea di massima di cosa ti porta lì rende la ricerca più semplice. Un periodo di ansia che non passa, una separazione, un lutto, un figlio adolescente che non riconosci più, il lavoro che ti consuma: sono richieste diverse, e non tutti i professionisti se ne occupano allo stesso modo.

Prova a scrivere in due righe il motivo per cui vuoi iniziare. Non deve essere preciso né “giusto”: è un punto di partenza, e ti sarà utile anche al primo contatto.

Psicologo, psicoterapeuta, psichiatra: chi cercare

Le tre figure vengono spesso confuse, ma hanno competenze diverse.

Lo psicologo è laureato in psicologia, ha superato l’esame di Stato ed è iscritto all’Albo. Si occupa di sostegno, consulenza e valutazione, e per molte difficoltà della vita quotidiana è la figura giusta.

Lo psicoterapeuta è uno psicologo (o un medico) che ha completato in più una specializzazione di almeno quattro anni in psicoterapia. È la persona a cui rivolgersi per un percorso più strutturato e lungo, quando il disagio è radicato o si ripresenta.

Lo psichiatra è un medico specializzato in psichiatria: può fare diagnosi mediche e prescrivere farmaci. In alcune situazioni, come una depressione importante o disturbi che compromettono molto la vita di tutti i giorni, il lavoro migliore è spesso quello combinato tra psichiatra e psicoterapeuta.

Se non sai quale ti serve, inizia da uno psicologo o da uno psicoterapeuta: saprà indicarti se è il caso di coinvolgere altre figure. I criteri che trovi qui sotto valgono allo stesso modo sia per scegliere uno psicologo sia per scegliere uno psicoterapeuta.

Il controllo che quasi nessuno fa (e che richiede due minuti)

In Italia “psicologo” e “psicoterapeuta” sono professioni regolamentate: per esercitarle bisogna essere iscritti all’Albo dell’Ordine degli Psicologi. Eppure online si trovano anche “coach”, “consulenti del benessere” o “counselor” che propongono percorsi molto simili a una terapia, senza averne i titoli. Per non parlare dei chatbot, che qualcuno ha iniziato a usare come terapeuti di ripiego.

Verificare è semplice: sul sito del Consiglio Nazionale dell’Ordine degli Psicologi (psy.it) c’è la ricerca nell’Albo, dove compaiono anche l’eventuale annotazione come psicoterapeuta e l’Ordine regionale di appartenenza. Per gli psichiatri il controllo si fa sull’albo dei medici della Federazione degli Ordini dei Medici. Se il nome non c’è, lascia perdere, per quanto il profilo possa sembrare convincente.

È anche il motivo per cui, nella directory di Psico.it, ogni professionista viene pubblicato solo dopo aver controllato l’iscrizione all’Albo.

L’orientamento conta, ma meno di quanto pensi

Cognitivo-comportamentale, psicodinamico, sistemico-relazionale, umanistico, EMDR: leggendo i profili ci si imbatte in parole che sembrano richiedere una laurea per essere capite. In breve:

l’approccio cognitivo-comportamentale lavora su pensieri e comportamenti attuali (ad esempio con la ristrutturazione cognitiva), è spesso più breve e strutturato ed è molto usato per ansia, attacchi di panico e fobie; quello psicodinamico esplora la storia personale e le dinamiche meno consapevoli, di solito con percorsi più lunghi; il sistemico-relazionale guarda alla persona dentro le sue relazioni ed è il riferimento classico per coppie e famiglie.

Sono tutti approcci riconosciuti. Più che inseguire “il migliore”, conviene chiedersi cosa ti è più congeniale: preferisci strumenti pratici e compiti tra una seduta e l’altra, o uno spazio più aperto per capire da dove vengono certe cose? E soprattutto: il professionista ha esperienza con il tipo di difficoltà che porti?

Il primo contatto: cosa chiedere

Una telefonata o un messaggio iniziale non ti impegna a nulla. Puoi usarlo per raccogliere informazioni pratiche, ed è del tutto normale farlo. Ad esempio:

  • se si occupa della difficoltà che stai vivendo;
  • come lavora e quanto durano in genere i percorsi;
  • quanto costa una seduta e con che frequenza ci si vede;
  • se riceve in studio, online o in entrambi i modi;
  • come funzionano disdette e spostamenti.

Un professionista serio risponde con chiarezza, senza fretta e senza promesse. Diffida di chi garantisce risultati in poche sedute o ti mette pressione per iniziare subito.

Studio o online?

La terapia online, diffusa soprattutto dopo il 2020, oggi è una possibilità consolidata e per molte persone funziona bene: elimina gli spostamenti, permette di continuare anche se si cambia città e allarga molto la scelta. Lo studio, d’altra parte, offre uno spazio fisico separato dalla vita di casa, che per alcuni fa la differenza.

Non c’è una risposta valida per tutti. Se a casa non hai un luogo tranquillo e riservato, lo studio è probabilmente la scelta migliore. Se gli orari sono il tuo problema principale, l’online può essere ciò che ti permette di iniziare davvero.

E se il costo è un ostacolo?

Il prezzo di una seduta privata frena molte persone, ed è un tema di cui si parla troppo poco. Esistono alcune strade da conoscere.

Il servizio pubblico offre supporto psicologico attraverso i consultori familiari e i servizi di salute mentale dell’ASL: il primo passo è parlarne con il medico di base, che sa indicarti come accedere nella tua zona. I tempi d’attesa possono essere lunghi, ma il servizio è gratuito o con il pagamento del ticket.

C’è poi il Bonus psicologo, un contributo statale per le sedute di psicoterapia legato all’ISEE: viene riproposto con bandi periodici, quindi vale la pena controllare sul sito dell’INPS se è aperto e con quali requisiti. Infine, molte scuole di specializzazione in psicoterapia e alcuni centri clinici universitari propongono percorsi a tariffa ridotta, seguiti da terapeuti in formazione con la supervisione di professionisti esperti.

Chiedere al primo contatto se sono previste tariffe agevolate non è fuori luogo: alcuni professionisti le offrono a studenti o a chi attraversa un momento economico difficile.

Dopo tre sedute: come capire se funziona

All’inizio è normale sentirsi un po’ a disagio: stai raccontando cose personali a una persona che conosci appena. Ma dopo le prime tre o quattro sedute di solito si ha già qualche indicazione. Alcune domande da farsi:

Mi sento ascoltato, anche quando dico cose difficili o confuse? Ho la sensazione che non mi giudichi? Capisco, almeno a grandi linee, su cosa stiamo lavorando? Esco dalle sedute a volte stanco, ma con l’impressione che qualcosa si stia muovendo?

Se la risposta è no, la prima cosa da fare è dirlo, in seduta. Parlare di cosa non sta funzionando fa parte del lavoro, e un buon terapeuta saprà accoglierlo. Se nemmeno dopo questo ti trovi, cambiare professionista è legittimo. Non è un fallimento e non devi sentirti in colpa: stai cercando la persona giusta per te, non facendo un torto a qualcuno.

Non serve la scelta perfetta, serve iniziare

Marta, alla fine, ha mandato un messaggio. Non alla psicologa con più recensioni, ma a quella che nel profilo spiegava con parole semplici come lavorava con chi attraversa un periodo di ansia. Le ha risposto il giorno dopo.

Se anche tu sei a questo punto, puoi cercare nella directory di Psico.it filtrando per città, area di intervento e terapia online: trovi solo professionisti con iscrizione all’Albo verificata, e puoi contattarli direttamente. Il primo passo può essere un messaggio di due righe.