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Strategie di coping per ridurre i pensieri intrusivi e interrompere il rimuginio mentale

Quando la mente entra in una sequenza continua di analisi, previsioni e ripetizioni mentali, il pensiero smette di essere uno strumento utile e diventa una fonte costante di tensione, con effetti che si riflettono sull’umore, sulla concentrazione e persino sul sonno. Il rimuginio cronico e i pensieri intrusivi non nascono da una debolezza personale, ma da un’abitudine cognitiva che il ...

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Perché i buoni propositi falliscono: una lettura psicologica del cambiamento

Con il passare delle settimane successive all’inizio dell’anno, molti buoni propositi formulati a gennaio smettono gradualmente di incidere sulla quotidianità. L’impegno iniziale, che nei primi giorni appare definito e facilmente riconoscibile, tende a diluirsi tra rinvii, pause non programmate, tentativi di riorganizzazione che raramente vengono esplicitati come tali. Il risultato è un obiettivo che resta nominalmente presente, ma perde progressivamente ...

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Preoccupazione eccessiva: perché può danneggiare la salute

preoccupazione eccessiva

La preoccupazione eccessiva da molti non viene considerata un vero problema, perché si pensa che preoccuparsi sia un atteggiamento che indica il volersi prendere cura degli altri, e preoccuparsi del loro stato di benessere. Preoccuparsi infatti, nella maggior parte dei casi si rivela come un sinonimo di responsabilità, prevenzione dei rischi, attenzione e cura verso l’altro. Quando la preoccupazione eccessiva ...

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Cortisolo: come influisce sul benessere psicologico e come agire

Nel parlare di benessere psicologico il cortisolo viene spesso chiamato in causa in modo generico, come se coincidesse automaticamente con lo stress, mentre nell’esperienza clinica e nella vita quotidiana funziona piuttosto come un segnale di come i sistemi di adattamento stanno reggendo nel tempo. Non si tratta di un ormone da demonizzare, perché senza la sua azione l’organismo perderebbe la ...

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ADHD nelle donne: come riconoscerlo? E perché è più difficile diagnosticarla?

Quando si nomina l’ADHD, il riferimento immediato resta quasi sempre lo stesso: un bambino che si muove troppo, interrompe, fatica a stare seduto. È un’immagine che si è consolidata nel tempo e che ha finito per orientare, spesso in modo inconsapevole, sia la ricerca sia la pratica clinica. Attorno a questo modello si è costruita una descrizione del disturbo che ...

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