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Memoria, ricercatori scoprono come “modificarla”

All’interno del nostro cervello l’ippocampo è in grado di immagazzinare le informazioni sensoriali ed emotive che costituiscono i nostri ricordi, siano essi positivi o negativi. Considerato che non esistono in natura due memorie “uguali”, e che ogni ricordo è conservato all’interno di una combinazione unica di cellule cerebrali che contengono tutte le informazioni ambientali ed emotive associate a quell’evento, ne deriva che la memoria è un mondo tutto da esplorare, un’incognita – almeno in buona parte – per gli scienziati.

Ebbene, in un nuovo articolo pubblicato sull’ultimo numero di Current Biology, un team di ricercatori della Columbia University è riuscito a dimostrare quanto sia flessibile la memoria se si conoscono le regioni dell’ippocampo da stimolare. Si tratta di una scoperta particolarmente rilevante, perché potrebbe aiutare a ipotizzare dei trattamenti personalizzati, da rivolgere – magari – a tutte quelle persone che sono perseguitate da ricordi particolarmente inquietanti. È d’altronde noto che molti disturbi psichiatrici si poggiano sulla paura di un’esperienza davvero traumatica, tanto da impedire alla persona di andare avanti.

In tal senso, i ricercatori hanno scoperto che stimolando artificialmente le cellule della memoria nella parte inferiore dell’ippocampo del cervello, i ricordi negativi possono diventare ancora più debilitanti. Al contrario, stimolando le cellule della memoria nella parte superiore dell’ippocampo i cattivi ricordi possono essere spogliati dei loro impatti emotivi più nocivi, rendendoli meno traumatici da ricordare.

Naturalmente, la scoperta è stata dedotta in seguito all’analisi dei risultati di alcuni esperimenti condotti sui topi e, dunque, rimane da comprendere in che modo potrà essere “migrata” sull’essere umano.

Quel che però risulta essere già evidente – attendendo ulteriori approfondimenti in questa materia – è che gli studi rivelano quanto siano diversi i ruoli svolti nella parte superiore e inferiore dell’ippocampo. Attivare la parte superiore dell’ippocampo sembra funzionare come una sorta di efficace terapia di esposizione, attenuando il trauma di rivivere i cattivi ricordi. Di contro, l’attivazione della parte inferiore dell’ippocampo può scatenare paure durature e cambiamenti comportamentali legati all’ansia, suggerendo che questa parte del cervello potrebbe essere iperattiva quando i ricordi diventano così talmente carichi di emotività da diventare addirittura debilitanti.

About Roberto Rais

"Giornalista pubblicista, da diversi anni è specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collabora con alcuni magazine online di settore, prestando la propria consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

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