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Roberto Rais

Mi chiamo Roberto Rais, Giornalista pubblicista, da diversi anni  specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collaboro con alcuni magazine online di settore, prestando la mia consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

Parlato e altri suoni sono “codificati” in modo diverso dal cervello umano

Il cervello degli esseri umani è in grado di riconoscere e di reagire senza alcuno sforzo ai suoni naturali ed è ancor più particolarmente sintonizzati sul “parlato”. Nel recente passato alcuni studi sono stati condotti con la finalità di localizzare e comprendere quali parti del cervello siano deputate a interpretare il parlato, ma poiché le stesse aree cerebrali sono per ...

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In che modo il nostro cervello elabora le minacce esterne?

Il nostro cervello ha la capacità di gestire una minaccia percepita in modo diverso a seconda di quanto si ritiene che sia a noi vicina. In particolare, se la minaccia è ritenuta “lontana”, il cervello impegna un numero crescente di aree in grado di risolvere i problemi. Se invece la minaccia è ritenuta “vicina”, allora è il proprio istinto animale ...

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Come funziona l’ormone dell’amore?

Durante il recente blocco determinato della pandemia da nuovo coronavirus, poiché le coppie di partner… sono state costrette a trascorrere giorni e settimane in compagnia l’una dell’altra, alcune hanno potuto rinnovare e rinvigorire il proprio amore, mentre altre sono “scoppiate”. Ma perché? L’ossitocina, un peptide prodotto nel cervello, è il responsabile. Si tratta infatti di un neuromodulatore che può unire ...

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Olio di pesce utile come antidepressivo

Uno studio pubblicato su Molecular Psychiatry sta dimostrando che le cellule staminali adulte derivate da pazienti, possono essere utilizzate per modellare il disturbo depressivo maggiore e testare come un paziente può rispondere ai farmaci per tale condizione. In particolare, usando cellule staminali di adulti con una diagnosi clinica di depressione, i ricercatori dell’Università dell’Illinois (Chicago) che hanno condotto lo studio, ...

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Pensare negativamente aumenta il rischio di Alzheimer

Un costante modello di pensiero negativo può aumentare il rischio di malattia di Alzheimer, sostiene un nuovo studio condotto dall’UCL. Nell’analisi, realizzata su persone di età superiore ai 55 anni, e pubblicato su Alzheimer & Dementia, i ricercatori hanno rilevato che il ‘pensiero negativo ripetitivo’ è legato al successivo declino cognitivo così come la deposizione di proteine cerebrali dannose legate ...

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Ketamina: ecco svelato come contrasta gli stati depressivi

La ketamina, in qualità di farmaco anestetico, ha dimostrato – a basse dosi – di avere un rapido effetto sulla depressione che non è stata positivamente gestita con altri trattamenti. I ricercatori del Karolinska Institutet riferiscono infatti in uno studio recente di aver identificato un obiettivo chiave per il farmaco: specifici recettori della serotonina nel cervello. I loro risultati, pubblicati ...

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Uomini e scimpanzé: nuovo studio dimostra quanto siano simili

Poche specie viventi si sviluppano così lentamente come gli esseri umani, sia in termini di crescita delle competenze negli adulti, sia in termini di sviluppo del cervello. Ne è dimostrazione il fatto che i neonati dell’uomo nascono così “sottosviluppati” da non poter sopravvivere senza le cure e l’alimentazione fornita dagli adulti, per diversi anni dopo la nascita. Anche dopo, i ...

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Esercizio fisico e memoria, nuovo studio apre interessanti scenari

Sentimenti ed emozioni il malato di Alzheimer li ricorda

Negli anni gli scienziati hanno raccolto numerose prove in grado di creare collegamenti solidi tra l’esercizio fisico e la salute del cervello, con alcune ricerche recenti che suggeriscono, in particolar modo, che il fitness possa altresì migliorare la memoria. Ma cosa succede durante l’esercizio fisico? Perché si dice che l’esercizio fisico possa realmente attivare questi benefici? Ad affermare qualche interessante ...

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Chi subisce stress traumatici è più incline all’aggressività

Lo stress traumatico può causare aggressività rafforzando due percorsi cerebrali coinvolti nell’emozione, afferma una recente ricerca pubblicata su JNeurosci. L’individuazione di tali percorsi attraverso la stimolazione cerebrale profonda può dunque causare aggressività associata a un disturbo da stress post-traumatico. Secondo l’analisi condotta dai ricercatori Jacob Nordman, Xiaoyu Ma, Qinhua Gu, Michael Potegal, He Li, Alexxai V. Kravitz, Zheng Li, le ...

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