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Memoria sensoriale: che cos’è e come funziona

Nel vasto panorama dei processi cognitivi che caratterizzano la mente umana, la memoria sensoriale occupa una posizione tanto fondamentale quanto spesso sottovalutata. Si tratta del primo stadio dell’elaborazione mnemonica, quella frazione di secondo in cui le informazioni provenienti dal mondo esterno vengono catturate dai nostri sensi prima di essere elaborate, filtrate e, eventualmente, conservate in forme più stabili e durature.

Questo sistema mnemonico, apparentemente effimero, rappresenta la porta d’ingresso attraverso cui l’esperienza sensibile viene trasformata in rappresentazione mentale.

La natura della memoria sensoriale

La memoria sensoriale può essere definita come la capacità di trattenere brevemente le impressioni di informazioni sensoriali dopo che lo stimolo originale è cessato. Rappresenta il primissimo stadio dell’elaborazione mnemonica, precedendo sia la memoria a breve termine che quella a lungo termine nel modello classico proposto da Atkinson e Shiffrin. Si tratta di un sistema dalla capienza estremamente ampia ma dalla durata straordinariamente breve, che mantiene un’immagine dettagliata dell’informazione sensoriale per un periodo che va da poche centinaia di millisecondi ad alcuni secondi, a seconda della modalità sensoriale coinvolta.

Una caratteristica distintiva della memoria sensoriale è la sua modalità-specificità: ogni canale sensoriale possiede il proprio registro mnemonico con caratteristiche peculiari. I più studiati sono la memoria iconica (visiva) e la memoria ecoica (uditiva), ma esistono registri sensoriali anche per le altre modalità percettive: tattile (aptica), olfattiva e gustativa, sebbene queste ultime siano state oggetto di minor attenzione scientifica.

La memoria sensoriale opera al di sotto della soglia della consapevolezza conscia. Non siamo consapevoli del processo di registrazione sensoriale in sé, ma solo del risultato di questo processo quando l’informazione cattura la nostra attenzione e viene trasferita alla memoria di lavoro. Questa caratteristica pre-attentiva della memoria sensoriale la rende un oggetto di studio particolarmente affascinante ma anche metodologicamente complesso.

La memoria iconica: il registro visivo

La memoria iconica, termine coniato dallo psicologo George Sperling negli anni ’60, rappresenta il registro sensoriale per le informazioni visive. È forse la forma di memoria sensoriale più intensamente studiata, in parte grazie alla centralità della visione nell’esperienza umana, in parte per la relativa facilità con cui può essere indagata sperimentalmente.

Negli esperimenti pionieristici di Sperling, ai partecipanti veniva mostrata brevemente (per circa 50 millisecondi) una matrice di lettere, seguita da uno schermo vuoto. I soggetti riuscivano a riportare accuratamente solo 3-4 elementi della matrice quando veniva chiesto loro di ricordare l’intero set. Tuttavia, Sperling introdusse una variante cruciale: un segnale acustico che indicava quale riga della matrice doveva essere ricordata, presentato immediatamente dopo la scomparsa dello stimolo visivo. Con questa tecnica di “report parziale”, i soggetti mostravano una capacità di memoria significativamente superiore, suggerendo che, per un brevissimo momento dopo la scomparsa dello stimolo, l’intera matrice rimaneva disponibile nella memoria iconica.

Questi studi hanno rivelato che la memoria iconica possiede una capacità straordinariamente ampia (potenzialmente l’intero campo visivo) ma una durata estremamente breve, stimata tra i 250 e i 500 millisecondi. Durante questo breve intervallo, l’informazione visiva resta disponibile in un formato pre-categoriale, mantenendo dettagli sensoriali che andranno perduti nei successivi stadi di elaborazione. Tuttavia, se non viene selezionata dall’attenzione, questa informazione decade rapidamente e viene irrimediabilmente perduta.

La ricerca contemporanea ha arricchito la nostra comprensione della memoria iconica, collegandola ai meccanismi neurali della persistenza visiva e ai sistemi di elaborazione parallela del sistema visivo. Le neuroscienze cognitive hanno iniziato a mappare le aree cerebrali coinvolte in questo processo, identificando nella corteccia visiva primaria e nelle aree associate i substrati neurali della memoria iconica.

La memoria ecoica: il registro uditivo

La memoria ecoica costituisce il corrispondente uditivo della memoria iconica, mantenendo brevemente l’informazione sonora dopo la cessazione dello stimolo. Questo sistema è stato descritto per la prima volta da Ulric Neisser, che coniò il termine “ecoico” per sottolineare la natura di “eco” di questa forma di memoria sensoriale.

Una caratteristica distintiva della memoria ecoica rispetto a quella iconica è la sua durata più estesa, stimata tra i 2 e i 4 secondi, significativamente più lunga dei pochi centesimi di secondo della memoria visiva. Questa differenza è probabilmente legata alla natura temporale intrinseca dell’informazione uditiva, che si dispiega necessariamente nel tempo, a differenza dell’informazione visiva che può essere catturata in un singolo istante.

La maggiore persistenza della memoria ecoica svolge un ruolo cruciale nella comprensione del linguaggio e della musica, permettendoci di integrare suoni successivi in unità significative come parole o melodie. Senza questo “buffer” uditivo, la comprensione di frasi o motivi musicali sarebbe gravemente compromessa, poiché richiederebbe il mantenimento attivo nella memoria di lavoro di ogni singolo fonema o nota, rapidamente sovraccaricandone la limitata capacità.

Gli studi sulla memoria ecoica hanno utilizzato paradigmi sperimentali paralleli a quelli impiegati per la memoria iconica, adattati alla modalità uditiva. Ad esempio, nella versione uditiva del paradigma di Sperling, sequenze di stimoli sonori vengono presentate simultaneamente a diverse localizzazioni spaziali, e un segnale successivo indica quale stream uditivo deve essere riportato. Anche in questo caso, la performance nel report parziale risulta superiore al report completo, suggerendo la presenza di un registro sensoriale ad alta capacità ma breve durata.

Le ricerche neuroscientifiche hanno identificato nella corteccia uditiva primaria e nelle aree temporali associate i correlati neurali della memoria ecoica, con pattern di attivazione che persistono dopo la cessazione dello stimolo sonoro, rispecchiando la durata comportamentale di questa forma di memoria sensoriale.

Altri registri sensoriali

Oltre alle modalità visiva e uditiva, esistono registri sensoriali anche per le altre modalità percettive, sebbene siano stati oggetto di minor attenzione scientifica.

La memoria aptica o tattile mantiene brevemente le sensazioni di pressione, temperatura e tessitura percepite attraverso il tatto. Studi sperimentali suggeriscono una durata di circa 2-3 secondi, simile a quella della memoria ecoica. Questo registro sensoriale svolge un ruolo importante nell’esplorazione di oggetti attraverso il tatto e nella propriocezione, la consapevolezza della posizione del corpo nello spazio.

La memoria olfattiva sensoriale, talvolta chiamata “memoria fragrante”, mantiene brevemente le informazioni relative agli odori percepiti. A differenza degli altri registri sensoriali, la memoria olfattiva presenta caratteristiche peculiari: sebbene la fase sensoriale iniziale sia breve, gli odori sembrano avere un accesso privilegiato alla memoria a lungo termine, spiegando il fenomeno comune delle memorie autobiografiche evocate da particolari profumi o aromi.

La memoria gustativa sensoriale, infine, mantiene brevemente le sensazioni di sapore. È intimamente collegata alla memoria olfattiva, dato il ruolo fondamentale dell’olfatto nella percezione del gusto, ed è stata relativamente poco studiata come sistema indipendente.

Il ruolo dell’attenzione selettiva

Il rapporto tra memoria sensoriale e attenzione rappresenta uno degli aspetti più affascinanti di questo sistema mnemonico. In ogni istante, i nostri sensi sono bombardati da una quantità enorme di informazioni, la maggior parte delle quali viene registrata transitoriamente nella memoria sensoriale. Tuttavia, solo una piccola frazione di queste informazioni cattura la nostra attenzione e viene trasferita alla memoria di lavoro per un’elaborazione più approfondita.

L’attenzione selettiva funziona come un filtro che determina quali elementi della memoria sensoriale verranno ulteriormente elaborati e quali andranno perduti. Questa selezione può essere guidata sia da processi bottom-up, quando caratteristiche salienti dello stimolo (un suono forte, un colore vivace) catturano automaticamente l’attenzione, sia da processi top-down, quando l’attenzione viene diretta volontariamente verso informazioni rilevanti per gli obiettivi correnti.

Il fenomeno della “cecità al cambiamento” illustra drammaticamente i limiti della nostra capacità di trasferire informazioni dalla memoria sensoriale a stadi successivi di elaborazione. In questi esperimenti, i partecipanti spesso non rilevano cambiamenti anche significativi in una scena visiva se la loro attenzione non è specificamente diretta verso gli elementi che cambiano, nonostante questi cambiamenti siano stati certamente registrati nella memoria iconica.

Analogamente, il fenomeno della “sordità non attenzionale” dimostra che stimoli uditivi anche prominenti possono sfuggire alla consapevolezza se l’attenzione è impegnata altrove, nonostante siano stati registrati nella memoria ecoica. Questi fenomeni sottolineano come la memoria sensoriale catturi molto più di quanto raggiunga la nostra consapevolezza conscia.

Memoria sensoriale e sviluppo cognitivo

La memoria sensoriale non è una capacità statica ma si sviluppa e si modifica nel corso della vita. Gli studi sullo sviluppo cognitivo suggeriscono che i registri sensoriali sono funzionanti fin dai primi mesi di vita, permettendo ai neonati di elaborare informazioni complesse dal loro ambiente nonostante le loro limitate capacità attentive e di memoria di lavoro.

Durante l’infanzia, la capacità di selezionare efficacemente le informazioni rilevanti dalla memoria sensoriale migliora gradualmente, parallelamente allo sviluppo dei sistemi attentivi frontali. I bambini piccoli tendono a essere più facilmente distratti da stimoli salienti ma irrilevanti, suggerendo una minore efficienza nel filtraggio delle informazioni dalla memoria sensoriale alla memoria di lavoro.

Nell’invecchiamento normale, le ricerche suggeriscono che la capacità della memoria sensoriale rimane relativamente ben preservata, anche quando altre forme di memoria mostrano un declino più marcato. Tuttavia, cambiamenti nella velocità di elaborazione possono influenzare l’efficienza con cui le informazioni vengono trasferite dalla memoria sensoriale a stadi successivi, contribuendo a difficoltà percettive e cognitive negli anziani.

Nelle patologie neurodegenerative come il morbo di Alzheimer, alterazioni nella memoria sensoriale possono manifestarsi nelle fasi precoci della malattia, potenzialmente contribuendo ai deficit percettivi e attentivi che spesso precedono i più evidenti problemi di memoria episodica.

About Roberto Rossi

Mi chiamo Roberto Rais, Giornalista pubblicista, da diversi anni  specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collaboro con alcuni magazine online di settore, prestando la mia consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

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