Chiunque, nella vita, si è trovato almeno una volta ad affrontare un colloquio di lavoro. Si tratta di un’esperienza importante e, spesso, molto stressante perché da quei pochi minuti dipende il nostro futuro: è per questo che è importante affrontarlo al meglio, per uscire nella maniera migliore possibile.

Questo si può fare anche comprendendo che la maggior parte delle domande più tipiche hanno una natura psicologica, e sono “mascherate” per capire il più possibile di noi stessi in pochi minuti: in questo articolo vi proporremo cinque domande comuni e la loro traduzione psicologica, insomma spieghiamo che cosa vogliono capire gli altri. Avendo chiaro il significato, sapremo anche come rispondere nel modo migliore.

1. Mi parli brevemente di sé

Lo scopo è rompere il ghiaccio, naturalmente, ed è solitamente la prima domanda. Si cerca di capire se la persona riesce a gestire lo stress, se ha capacità relazionali (perché se non sa cosa dire questo può essere un problema) e naturalmente la capacità di focalizzarsi sulle cose importanti.

Preparare una risposta a questa domanda permette di avere un risultato convincente da subito, per poi passare alle domande successive.

2. Perché si è candidato alla nostra offerta?

Molte aziende basano il loro comparto risorse umane sulla felicità del dipendente di lavorare in quell’azienda. Esempio pratico anche se banale, pur di lavorare in Ferrari molte persone sarebbero disposte anche a spazzare per terra.

Lo scopo di questa domanda è capire se il candidato conosce l’azienda, e se è interessato più alla posizione lavorativa in generale (per poi magari andarsene, per fare esperienza) o se vuole crescere proprio in quell’azienda. La risposta “giusta” è la seconda, perché l’azienda controllerà meglio dipendenti che vogliono lavorare lì, e comunque ha investito in formazione e sarebbe una perdita se se ne andassero.

3. Dove vede sé stesso tra cinque/dieci anni?

Qui lo scopo è quello di capire se il candidato preferisce la comodità di avere un posto fisso e certo, magari senza cercare di salire più in alto, oppure se si tratta di una persona ambiziosa, che punta in alto.

Ovviamente la risposta corretta è la seconda, perché l’azienda non cerca “parassiti” ma persone che sappiano spingerla al meglio al successo, rispetto alla concorrenza.

4. Perché vuoi cambiare lavoro?

Anche qui la risposta è abbastanza semplice: vogliono capire se il lavoro precedente è stato lasciato per colpa nostra o per colpa degli altri.

Se abbiamo lasciato, per esempio, perché abbiamo litigato con il precedente capo, il problema potrebbe essere il capo ma potremmo essere anche noi. Se, invece, abbiamo lasciato per motivi dipendenti dall’azienda (ad esempio, non aveva alcuna intenzione di espandersi mentre io sono ambizioso) le cose saranno molto migliori.

5. I tuoi punti di forza e di debolezza

Senza, naturalmente, mentire spudoratamente (una persona di 120 chili certo non ha come punto di forza la forma fisica…), i punti di forza e di debolezza devono combaciare con quello che è richiesto dall’azienda.

Esempi banali, se il lavoro è al pubblico, il punto di forza sono le doti comunicative, quello di debolezza il lavorare da soli. Se il lavoro è magazziniere, la forza è il lavorare duro, la debolezza il lavorare al computer (completamente inutile per un lavoro del genere).

Le risposte variano in base, ovviamente, alla posizione ricercata, ma dovrebbero essere studiate a tavolino prima del colloquio.