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Come aiutare un figlio che viene preso di mira

Capita a tutti i genitori di sentirsi preoccupati per il cattivo umore dei figli. È uno stato d’animo naturale per tutti, dovuto alla biologia e alle esperienze di vita. Gli stati d’animo sono importanti stimoli per le nostre motivazioni, ma anche impedimenti ai nostri sentimenti di benessere.

È fondamentale che i bambini imparino a modulare e regolare il loro umore, perché questo avrà implicazioni significative nelle loro esperienze quotidiane con sé stessi e con gli altri. A ogni genitore capita di chiedersi come avvicinare il proprio figlio e creare una conversazione sugli argomenti più delicati.

Può capitare di notare improvvisamente un cambiamento nei comportamenti del proprio figlio, come ad esempio l’isolamento e il silenzio. Apparentemente potremmo non trovare un motivo di cui siamo a conoscenza, ma con pazienza e apertura otterremo che sia lo stesso bambino ad aprirsi con noi.

Le esperienze di bullismo e i torti sociali sono più comuni di quanto si pensi e possono incidere negativamente sulla vita sociale dei nostri figli, portandoli a rinunciare, almeno temporaneamente, a certe attività che prima erano svolte con piacere.

L’esperienza del genitore

Un genitore deve prepararsi per affrontare questa situazione nell’ottica di trovare soluzioni ai problemi del proprio figlio. Una delle prime cose da fare è quella di ricercare nelle proprie esperienze personali. In questo modo sarà possibile capire quanto della nostra storia e dei nostri legami si potrà offrire al bambino ferito.

Capita spesso per un genitore di cedere al proprio turbamento e intensificare o minimizzare l’esperienza del figlio nel momento di difficoltà. È fondamentale revisionare in modo approfondito i propri ricordi e identificare le parti più difficili da affrontare. In ogni caso, è sempre utile parlare con qualcuno: un amico, un familiare, ma soprattutto con sé stessi.

Lasciare spazio

L’unico modo per avere successo nel capire cosa sta passando un figlio è essere chiari su cosa c’è in noi e cosa c’è in lui. Una volta chiarito questo, bisogna sintonizzarsi sul proprio bambino e chiedergli apertamente come sta. A seconda delle risposte, si potranno usare le informazioni per capire se è il caso di rispettare la sua privacy e lasciare perdere.

Lasciare spazio vuol dire aiutarlo a chiarire come si sente e cosa intende fare al riguardo. L’indipendenza è un obiettivo primario, anche quando si soffre, e può essere molto difficile da rispettare per un genitore.

Con un figlio bisogna preparare il terreno per molte conversazioni future, quindi impostare uno stile confortevole e non invadente. Soprattutto, usare la sensibilità verso ciò che sta provando e non verso ciò che noi proveremmo al suo posto.

Discrezione e gentilezza, le migliori alleate

Usando gentilezza e discrezione, i ragazzi riusciranno a trovare una connessione e a elaborare un piano su come andare avanti. Come genitori, capita troppo spesso di sentire il dolore dei figli come il proprio dolore.

Ma con l’obiettivo di aiutare, è meglio osservare da lontano e, quando è costruttivo, avvicinarsi con delicatezza ed empatia. Quando si prova rabbia e impotenza per il fatto che il proprio figlio subisca un torto sociale, è fondamentale non turbare ulteriormente il suo dolore imponendo anche il nostro.

Talvolta bisogna accettare che non si può porre rimedio immediatamente. Da genitori si può solo fornire sostegno e incoraggiamento, facendo di tutto per trasmettere che sappiamo di avere davanti nostro figlio, e non il nostro passato e le nostre esperienze.

About Silvia Faenza

Ciao sono Silvia Faenza, mi sono Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università del Salento, nel 2014. Dal 2015 mi occupo della gestione dei contenuti per aziende e agenzie editoriali online, principalmente in qualità di ghostwriter, copywriter e web editor.

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