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Disforia di genere: cos’è e cosa si prova?

La disforia di genere emerge quando una persona non si riconosce nel genere che le è stato attribuito alla nascita. È un’esperienza profonda, spesso difficile da verbalizzare, che coinvolge corpo, identità, emozioni e relazioni. Non si tratta di “confusione”, né di un dubbio momentaneo: è un modo di sentirsi che, quando viene ignorato o svalutato, può trasformarsi in sofferenza intensa. Andiamo a sondare psicologicamente il fenomeno, con attenzione ai vissuti soggettivi e alla complessità del contesto sociale attuale.

Che cosa intendiamo davvero per disforia di genere

La disforia non coincide con l’essere transgender o non binari: individua esclusivamente il disagio provocato dal divario tra identità interna ed aspettative esterne. Per comprenderla è importante distinguere:

• Sesso:  caratteristiche biologiche (organi sessuali, cromosomi, ormoni).
• Genere: costruzione sociale e culturale del “maschile” e del “femminile”.

Molte culture hanno codificato ruoli e norme molto rigidi, come se esistesse un solo modo legittimo di essere uomo o donna. Per chi non si riconosce in questi modelli, la pressione può diventare schiacciante. La disforia nasce proprio qui: nel sentirsi costretti in un ruolo che non appartiene, nel percepire un’incongruenza tra corpo, identità e aspettative sociali.

Come si manifesta: i vissuti più frequenti

Ogni persona vive la disforia a modo suo, ma alcuni vissuti sono ricorrenti. La persona può percepire parti del proprio corpo come estranee o incoerenti, non sempre è un rifiuto totale: a volte è una sensazione sottile ma costante, come se alcune caratteristiche fisiche non rispecchiassero l’identità profonda.

La sofferenza cresce quando gli altri continuano a leggere la persona attraverso un genere che non le appartiene: pronomi, ruoli, aspettative, modi di essere che la rendono invisibile nella sua autenticità. Guardarsi allo specchio può generare un senso di disconnessione, ciò che appare non coincide con ciò che si è, e questa frattura interiore può diventare dolorosa, soprattutto in periodi di transizione o di forte conflitto interno. Molte persone raccontano la sensazione di vivere “fuori posto”, come se partecipassero alla propria vita dall’esterno, senza potersi esprimere con naturalezza.

Infine, non bisogna confondere la disforia con il dismorfismo, infatti sono due esperienze vengono spesso confuse, ma hanno origini completamente diverse, infatti il dismorfismo corporeo è una preoccupazione intensa per caratteristiche fisiche percepite come difettose o inadeguate, anche quando gli altri non le notano. La disforia di genere invece è un disagio legato all’identità di genere e alla sua espressione, non al difetto estetico. Una persona può vivere entrambe le esperienze, ma la natura del malessere resta distinta.

L’impatto sulla salute mentale

La disforia non è una malattia, ma può diventare fonte di sofferenza significativa, soprattutto quando si vive in ambienti poco informati o ostili. Le conseguenze più frequenti riguardano: ansia persistente, depressione, isolamento sociale, difficoltà relazionali, vissuti traumatici legati a bullismo, rifiuto, discriminazione, incremento del rischio suicidario. Il problema, quindi, non nasce dal genere della persona, ma dal modo in cui la società reagisce alla sua espressione di genere. Dove c’è accoglienza, comprensione e tutela, il peso della disforia diminuisce in modo evidente.

Come offrire supporto in modo rispettoso e realmente utile

Il sostegno non richiede competenze tecniche, ma sensibilità e ascolto. La cosa più preziosa è uno spazio in cui la persona possa parlare di sé senza paura di essere contraddetta o giudicata, inoltre, sembra un dettaglio ma usare il nome e i pronomi desiderati dalla persona può aiutare chi vive disforia, ed è un gesto che incide profondamente sul senso di riconoscimento.

Sarebbe bene anche aiutare a vivere la socialità non solo negli ambienti di tutti i giorni ma anche in quelli che sono più aperti e che possono fornire supporto, ascolto e coraggio a chi sta vivendo un momento così complesso. Ad esempio, centri culturali, gruppi LGBTQIA+, spazi online accoglienti, possono essere un modo per parlare apertamente di come ci si sente, trovando magari altre persone che stanno vivendo la stessa situazione.

Infine, la terapia è molto importante, si dovrebbe scegliere uno psicologo preparato sul tema può aiutare a mettere ordine nelle emozioni, a comprendere i bisogni e a costruire un percorso coerente. La disforia di genere non definisce una persona: è una parte del suo percorso, non la sua intera storia.

Ogni individuo ha il diritto di esplorare il proprio genere senza fretta, senza imposizioni, senza paura, il cammino verso la propria autenticità può essere complesso, ma con supporto adeguato, relazioni sicure e contesti rispettosi, il peso del malessere si riduce e lascia spazio a una vita più coerente e più serena.

About Silvia Faenza

Ciao sono Silvia Faenza, mi sono Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università del Salento, nel 2014. Dal 2015 mi occupo della gestione dei contenuti per aziende e agenzie editoriali online, principalmente in qualità di ghostwriter, copywriter e web editor.

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