A tutti è capitato almeno una volta di dimenticarsi di fare una telefonata importante, di presentarsi a un appuntamento, di prendere un farmaco a una specifica ora. Ma perché succede? Semplicemente questo accade in quanto ci affidiamo alla memoria prospettica che però è fallibile. Lo stesso vale quando si cerca di ricordare un qualcosa successo nel passato, che però ci appare confuso e frammentario, in questo caso a non essere completamente affidabile è la memoria retrospettiva.
Quando si parla del funzionamento della memoria, pensiamo che questa sia come un archivio dove sono depositate tutte le nostre esperienze e conoscenze. Ma non abbiamo un archivio dal quale poter accedere quando e come vogliamo, infatti, siamo dotati di diverse tipologie mnemoniche come la memoria prospettica e retrospettive.
Ogni tipologia di memoria ha il suo ruolo, i suoi vantaggi ma anche alcuni elementi fallibili. Vediamo nel dettaglio le caratteristiche e le differenze tra la memoria prospettica e retrospettiva.
Memoria prospettica e retrospettiva: differenze
Quali sono le differenze tra memoria prospettica e retrospettiva? Semplicemente la memoria prospettica è quella che ci permette di ricordare attività del passato come: dove abbiamo poggiato le chiavi, cosa abbiamo mangiato il giorno prima, cosa è successo, quali sono le esperienze vissute.
La memoria prospettica, invece, è quella che ci permette di ricordare e che si attiva ogni qual volta che ci prefiggiamo un’azione futura e si cerca di mantenere viva l’intenzione fino al momento giusto. Non si tratta solo di dover fare una specifica azione ma di ricordarsi di svolgerla nel momento giusto. Ad esempio: devo andare alle 15:00 dal dottore, devo andare alle 18:00 al compleanno di Luca e così via.
Questa distinzione, sebbene intuitiva, è stata formalizzata solo negli ultimi decenni e ha trovato conferma anche da alcuni studi neuro-scientifici.
Due tipi di memoria prospettica: legata al tempo o all’evento
Uno degli aspetti più interessanti della memoria prospettica è che si divide in due forme, event-based e time-based. Nel primo caso, il ricordo viene attivato da un evento esterno: ad esempio, vedo una persona e mi ricordo di dirle qualcosa.
Nel secondo caso, è il tempo a fungere da segnale: devo ricordarmi di fare qualcosa a una certa ora o dopo un certo intervallo. Apparentemente simili, queste due modalità coinvolgono meccanismi molto diversi. Nel caso della memoria event-based, spesso lo stimolo esterno facilita il ricordo, rendendo l’operazione più automatica.
Al contrario, invece la memoria time-based richiede un costante controllo dell’orologio interno: bisogna monitorare il passare del tempo, restare vigili, mantenere l’intenzione attiva anche in assenza di stimoli evidenti.
Dove si localizzano nel cervello?
Secondo alcuni studi neuroscientifici avvenuti attraverso l’uso della risonanza magnetica funzionale, è stato possibile osservare le aree coinvolte nei processi mnemonici. Grazie a questi è stato possibile osservare come le aree coinvolte in questi specifici processi siano legati in modo differente.
Quindi la memoria prospettica è quella legata agli eventi in quanto va ad attivare la corteccia frontale superiore sinistra, che coinvolge la pianificazione di azioni. Invece, la memoria retrospettiva va a interessare la corteccia mediale anteriore che è associata alla motivazione e al controllo attentivo.
Ma c’è davvero una separazione netta? In realtà, la separazione netta tra memoria prospettica e retrospettiva esiste più in teoria che nella pratica. Per ricordare di prendere un farmaco (memoria prospettica), devo comunque ricordarmi quale farmaco prendere e dove si trova (memoria retrospettiva). Le due funzioni si intrecciano continuamente.
Nel lavoro clinico, capita spesso di incontrare pazienti che lamentano problemi di memoria senza riuscire a distinguere con precisione se dimenticano la cosa o il quando.
La distinzione tra questi due tipi di memoria diventa però fondamentale quando si lavora con persone affette da lesioni cerebrali, Alzheimer o demenze frontotemporali: il tipo di dimenticanza può guidarci nella valutazione delle funzioni compromesse.
Si può allenare?
Fortunatamente, la memoria può essere allenata. Infatti, ci sono degli esercizi cognitivi che possono aiutare a rafforzare la propria memoria prospettica e retrospettiva. Una delle strategie migliori è quella di lavorare per associazioni in modo tale da riuscire a usare ad esempio segnali ambientali come degli stimoli associativi per ricordare cosa si deve fare.
Un’altra tecnica che si può usare è quella della mindfulness che permette di allenare la presenza mentale del qui e ora, e che è utile anche per riuscire a potenziare le componenti della memoria prospettica basata sul tempo. Ci sono poi gli interventi di training cognitivo mirati alle funzioni esecutive, le tecniche di visualizzazione mentale dell’azione da compiere.