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Il percorso verso la crescita personale passa dall’accettazione o dal cambiamento?

Quante volte ti sei trovato a desiderare di poter modificare aspetti della tua personalità? Forse sei stanco di quella costante ansia che ti accompagna, oppure vorresti liberarti dalla necessità di controllare ogni minimo dettaglio. Ti prepari per una serata che dovrebbe essere meravigliosa, ma invece di goderti l’attimo, la tua mente è già proiettata su tutto ciò che potrebbe andare storto. E quando torni a casa, anziché ricordare i momenti piacevoli, riesci a concentrarti solo sugli aspetti negativi, ignorando che la maggior parte del tempo è filata liscia.

Paradossalmente, il desiderio stesso di essere diversi può generare più problemi di quelli che vorremmo risolvere. E se un pizzico di perfezionismo o qualche preoccupazione di troppo non fossero poi così devastanti?

La ricerca dell’Io Ideale e i suoi paradossi

Michael Krämer dell’Università di Zurigo, insieme ai suoi collaboratori, ha evidenziato come le persone tendano a perseguire il miglioramento personale quando percepiscono una distanza tra chi sono realmente e chi vorrebbero essere. L’ipotesi comune suggerirebbe che questo sforzo dovrebbe portare a un maggiore benessere. Ma cosa accadrebbe se ribaltassimo completamente questa prospettiva? E se invece l’accettazione della versione attuale di noi stessi fosse la vera chiave per sentirsi meglio?

Rifletti su cosa succede quando i tentativi di trasformazione personale falliscono ripetutamente. Vuoi smettere di preoccuparti per ogni cosa, vuoi essere meno rigido con te stesso, ma nonostante gli sforzi non ci riesci. Questo scenario rappresenta quello che gli studiosi definiscono “sindrome della falsa speranza”: il tentativo di migliorarsi si trasforma in frustrazione quando l’obiettivo rimane irraggiungibile.

L’eredità di Carl Rogers nel dibattito contemporaneo

Nonostante l’abbondanza di ricerche orientate al cambiamento, i ricercatori di Zurigo sottolineano come la sindrome della falsa speranza rappresenti un ostacolo significativo per chi sostiene la necessità di trasformazione. A supporto della tesi dell’accettazione, viene recuperata la teoria centrata sul cliente di Carl Rogers, secondo cui imparare ad amarsi per quello che si è costituisce il fondamento per diventare persone pienamente realizzate.

È significativo che questa prospettiva teorica, pur essendo stata molto influente, sia stata messa in secondo piano nella letteratura sul miglioramento personale. Tuttavia, l’auto-accettazione si integra perfettamente con la mindfulness e con la terapia dell’accettazione e dell’impegno, approcci in cui si osservano le difficoltà senza permettere loro di sopraffarci.

Cosa rivela la ricerca empirica

Gli studiosi hanno condotto tre indagini comparando interventi basati sul miglioramento personale rispetto a quelli fondati sull’accettazione di sé, coinvolgendo campioni di adulti online. Ogni programma prevedeva una fase educativa sui benefici del cambiamento o dell’accettazione per la salute mentale, una componente di scrittura riflessiva, e sollecitazioni settimanali per mantenere vivo il focus sull’obiettivo prescelto.

I risultati hanno rivelato un aspetto sorprendente: entrambi gli approcci hanno prodotto miglioramenti simili sia nel benessere che nelle caratteristiche di personalità. Ma c’è un dettaglio ancora più interessante. I partecipanti non hanno modificato i loro tratti attuali; piuttosto, hanno ricalibrato la percezione del loro io ideale. In altre parole, hanno trasformato le aspettative su chi vorrebbero essere, non chi effettivamente sono.

La scoperta inaspettata dei gruppi di controllo

Forse l’elemento più straordinario emerso dallo studio riguarda i gruppi di controllo in lista d’attesa. Anche chi non aveva ancora partecipato a nessun intervento specifico ha mostrato miglioramenti nel corso della ricerca. Il semplice fatto di sapere che avrebbero esplorato aspetti della propria personalità sembrava sufficiente per innescare un processo di crescita e maggiore benessere.

Il fenomeno, definito dagli autori “effetto Dodo” in riferimento al personaggio di Alice nel Paese delle Meraviglie, suggerisce che nelle ricerche sugli interventi psicologici “tutti vincono”. Indipendentemente dal tipo specifico di approccio testato, si osserva comunque un impatto positivo.

Riflessione consapevole come strumento di trasformazione

Cosa possiamo trarre da questi risultati? Per i ricercatori potrebbero rappresentare una sfida metodologica, ma per chi cerca modi concreti per stare meglio con se stesso, il messaggio è incoraggiante: riflettere sulla propria personalità può essere sufficiente per avviare un cambiamento positivo. Non è necessario stabilire obiettivi ambiziosi o programmi elaborati di trasformazione.

Considerando che la maggior parte delle persone raramente si dedica a questo tipo di autoanalisi spontanea, prendersi del tempo per riconoscere pregi e difetti diventa un esercizio prezioso. Non serve nemmeno modificare l’immagine della persona ideale che vorresti diventare. In effetti, alcuni partecipanti allo studio non hanno nemmeno definito il loro io ideale, eppure hanno sperimentato benefici.

Alla fine, forse la questione non dovrebbe essere se cambiare o accettarsi. Il vero punto di svolta potrebbe risiedere nell’acquisire una comprensione più profonda di chi sei in questo momento. La tua personalità potrebbe evolversi naturalmente oppure restare sostanzialmente invariata, ma in entrambi i casi avrai sviluppato una consapevolezza più completa delle tue risorse interiori e di ciò che ti serve per affrontare le sfide della vita con maggiore serenità.

 

About Roberto Rossi

Mi chiamo Roberto Rais, Giornalista pubblicista, da diversi anni  specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collaboro con alcuni magazine online di settore, prestando la mia consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

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