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Lo stress inizia prima della nascita

Se ti senti stressato, sappi che è molto probabile che tu abbia avvertito per la prima volta lo stress molto prima di quanto pensi: diverse recenti ricerche dimostrano infatti che lo stress di una madre incinta può avere un impatto sul feto in via di sviluppo.

Insomma, è una conferma di quanto a volte non ci rendiamo conto di quanto l’ambiente inizi a influenzare il nostro sviluppo!

Eppure, basta considerare che, in fondo, ci sono ben nove mesi di nutrimento e sviluppo che avvengono nell’utero. L’impatto dell’alimentazione della madre sullo sviluppo del feto è ben documentato e l’impatto dello stress materno sullo sviluppo non è certo meno importante.

Chiunque sia stato incinta o abbia avuto a che fare con una persona incinta sa che la gravidanza è stressante e sebbene tendiamo a concentrarci sugli effetti negativi dello stress sulla madre, la ricerca emergente sta evidenziando l’impatto dello stress materno sul feto in via di sviluppo. Lavori recenti hanno documentato l’impatto degli ormoni dello stress della madre, come il cortisolo, insieme alla sua condizione socioeconomica sul cervello e sul corpo del feto in via di sviluppo.

Sappiamo già, ad esempio, che la povertà durante la gravidanza può influenzare il cervello in via di sviluppo. In un recente studio condotto su oltre 200 coppie madre-neonato, i bambini nati da madri con uno status socioeconomico inferiore avevano volumi cerebrali più piccoli rispetto a quelli nati da madri con status socioeconomico più elevato: risultati che forniscono un ulteriore supporto all’idea che la povertà si insinui sotto la pelle (in questo caso, sotto il cranio) e che lo faccia ancora prima di nascere.

Ma che dire della combinazione di povertà e stress? Regioni specifiche del cervello, come l’amigdala, che svolge un ruolo nel comportamento emotivo, potrebbero essere particolarmente colpite dallo stress e dalla povertà. I neonati le cui madri presentavano alti livelli di cortisolo durante la gravidanza e un basso status socioeconomico avevano volumi di amigdala più piccoli.

Al contrario, i bambini nati da madri con un status socioeconomico più elevato non mostravano volumi di amigdala più piccoli, indipendentemente dai livelli di cortisolo della madre: i risultati dimostrano dunque come maggiori risorse materiali possano fungere da cuscinetto contro gli effetti negativi dello stress, anche a livello cellulare.

La combinazione di stress e povertà può inoltre avere un impatto duraturo sul cervello e sul comportamento. Le esperienze vissute durante periodi sensibili come la gestazione possono avere un impatto sulla genetica e sulla fisiologia, ponendo le basi per le risposte alle sfide future. I segnali ambientali che un feto riceve nell’utero forniscono un’indicazione su cosa aspettarsi dopo la nascita.

Se le risorse sono abbondanti e lo stress è basso, di contro, il cervello in via di sviluppo avrà gli strumenti necessari per funzionare in un mondo di abbondanza. Se invece le risorse prenatali sono scarse e lo stress è elevato, il cervello del feto potrebbe svilupparsi in un modo più adatto a un mondo povero e stressante. In un mondo del genere, un’amigdala piccola e reattiva potrebbe essere ipersensibile alle potenziali minacce, portando a un modello di ansia.

L’impatto prenatale dello stress ambientale deve però essere visto in chiave opportunistica. Non è mai troppo presto per intervenire per ridurre gli impatti negativi dello stress e della povertà. I programmi di riduzione della povertà e dello stress dovrebbero essere incorporati come componente principale dell’assistenza prenatale.

About Roberto Rossi

Mi chiamo Roberto Rais, Giornalista pubblicista, da diversi anni  specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collaboro con alcuni magazine online di settore, prestando la mia consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

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