Viviamo in un’epoca caratterizzata da crisi che si sviluppano in tempo reale: conflitti armati trasmessi minuto per minuto, diritti democratici messi in discussione, divisioni sociali che emergono quotidianamente.
Che si tratti di eventi lontani o vicini, le notizie contemporanee portano con sé un carico emotivo significativo che incide sul benessere individuale e collettivo. Per un numero crescente di persone, i social media sono diventati il canale principale attraverso cui queste storie arrivano nelle loro vite.
In che modo i social media hanno trasformato il consumo di notizie
Secondo un’indagine recente del Pew Research Center, oltre la metà degli adulti statunitensi dichiara di informarsi almeno occasionalmente attraverso i social media. Il dato sottolinea quanto queste piattaforme siano ormai integrate nelle nostre abitudini informative. Le notizie non arrivano più in momenti prestabiliti attraverso giornali o telegiornali serali, ma appaiono continuamente all’interno dei feed sociali, tra notifiche e scorrimenti quotidiani. Non sempre le cerchiamo attivamente: spesso ci imbattiamo in esse in modo incidentale, ripetutamente.
Ciò che rende le notizie sui social media particolarmente rilevanti dal punto di vista psicologico è la loro differenza fondamentale rispetto alle forme tradizionali di informazione.
Storicamente, giornali, trasmissioni televisive e persino siti web di notizie richiedevano un accesso intenzionale: le persone sceglievano quando sintonizzarsi, quanto tempo dedicare e quando disconnettersi. I social media hanno abbattuto questi confini, presentando le notizie accanto ad aggiornamenti personali, intrattenimento e interazioni sociali, spesso senza una decisione deliberata di fruirne.
L’esposizione ambientale alle notizie e le sue conseguenze
Di conseguenza, l’esposizione alle notizie non è più un’attività discreta ma una condizione ambientale della vita online. I titoli riemergono ripetutamente nei feed, vengono ricondivisi da amici e sconosciuti, e vengono prioritizzati algoritmicamente in base al coinvolgimento piuttosto che al costo emotivo che comportano. Una esposizione così persistente e incidentale crea dinamiche psicologiche che gli ambienti mediatici tradizionali non erano mai stati progettati per produrre.
Gli psicologi hanno iniziato a osservarne le conseguenze.
L’American Psychological Association ha avvertito che il sovraccarico mediatico sta contribuendo a livelli elevati di stress, esaurimento emotivo e difficoltà nel distaccarsi da contenuti negativi. I clinici riferiscono di pazienti che si sentono obbligati a rimanere informati ma risultano emotivamente svuotati dallo sforzo. Questa tensione tra il bisogno percepito di sapere e il prezzo psicologico da pagare rappresenta uno dei dilemmi centrali dell’era digitale.
Cosa ci dice la ricerca sul consumo di notizie sui social
Una ricerca recente su larga scala ha esaminato come il coinvolgimento con i feed di notizie influenzi le persone nel tempo, offrendo un quadro più sfumato rispetto alla semplice domanda se l’esposizione alle notizie sia “buona” o “cattiva” per la salute mentale.
I risultati rivelano un insieme di compromessi: l’esposizione alle notizie sui social media è stata collegata a maggiori livelli di stress, ansia ed espressioni depressive che emergono rapidamente e persistono nel tempo, indicando uno sforzo emotivo sostenuto.
Contemporaneamente, però, il coinvolgimento con le notizie è stato associato a minore solitudine e maggiore interazione sociale, con gli utenti più propensi a commentare e partecipare alle discussioni, suggerendo che l’engagement con le notizie può favorire anche attenzione condivisa e connessione.
Essenzialmente, gli effetti sulla salute mentale variano a seconda di come le persone si relazionano con le notizie. I comportamenti passivi, come salvare numerosi feed o consumare silenziosamente i titoli, sono stati associati a esiti emotivi sostanzialmente peggiori rispetto a forme più attive di coinvolgimento come commentare o contestualizzare le notizie attraverso la discussione.
Il bias di negatività e il fenomeno del doomscrolling
Gli esseri umani sono predisposti a un bias di negatività, una tendenza ad essere maggiormente attratti dalle minacce, e i sistemi dei social media amplificano questo bias dando priorità ai contenuti emotivamente carichi.
Ricerche condotte da istituzioni come Stanford University hanno dimostrato come gli algoritmi dei feed mettano in evidenza in modo sproporzionato contenuti negativi ed emotivamente stimolanti, rafforzando cicli di attenzione e disagio.
La pratica di consumare notizie negative è chiamata doomscrolling, un termine diventato prominente durante la pandemia di COVID-19.
Gli studi mostrano in tal proposito che il doomscrolling è associato a maggiore ansia, sintomi depressivi, disagio psicologico e disturbi del sonno, anche quando le persone riconoscono che l’abitudine sta danneggiando il loro benessere. Termini correlati come “ansia da titoli” sono entrati nel discorso clinico e popolare per descrivere l’agitazione cronica innescata dall’esposizione ripetuta a notizie allarmanti.
Ripensare la distribuzione digitale delle notizie
Affrontare il tributo psicologico delle notizie sui social media richiede più della semplice disciplina personale. Le strategie individuali di coping—silenziare parole chiave, limitare il tempo sullo schermo o evitare completamente le notizie—possono aiutare, ma pongono l’intero onere sugli utenti di gestire ambienti progettati per catturare costantemente l’attenzione. Inoltre, disconnettersi dalle notizie può sembrare socialmente o moralmente problematico, in particolare durante momenti di crisi collettiva.
Serve invece ripensare come le notizie vengano distribuite negli spazi digitali. Scelte progettuali che rallentino il ritmo dell’esposizione, differenzino il consumo passivo dal coinvolgimento attivo e supportino interazioni più contestualizzate potrebbero aiutare a preservare il valore civico del rimanere informati senza esigere costi emotivi così elevati. Rimanere informati è importante per la democrazia, la comunità e l’azione collettiva.
Ma mentre i social media ridefiniscono il modo in cui incontriamo le notizie, ridefiniscono anche il modo in cui le viviamo emotivamente. Riconoscere le conseguenze psicologiche di questi sistemi è un primo passo necessario verso la costruzione di ecosistemi informativi che servano sia la conoscenza pubblica che il benessere mentale.
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