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Uno studio ha scoperto che essere arrabbiati rende più vulnerabili alla disinformazione

La memoria umana è predisposta all’errore e una nuova ricerca prova che la rabbia può aumentare questi errori. Le nuove scoperte sono state pubblicate sulla rivista scientifica Experimental Psycology.

“Il mio interesse per l’impatto della rabbia sulla disinformazione proveniva sia dall’esperienza del mondo reale che dalla ricerca”, ha detto l’autore Michael Greenstein, assistente universitario alla Framingham State University.

Il controllo sulle emozioni

Dal punto di vista del mondo reale c’è questa frase che la gente dice: ”non emozionarti”. Quella frase è usata frequentemente per descrivere la rabbia e l’idea che, quando si è arrabbiati, si prendono decisioni sbagliate, il che implicherebbe anche uno scarso uso della memoria.

Il ruolo della rabbia

Secondo la ricerca, la rabbia è un’emozione interessante perché sfida le classifiche internazionali in quanto è un’emozione negativa, ma ha un impatto cognitivo molto più simile alle emozioni positive.

Nello studio, 79 partecipanti hanno guardato un estratto di 8 minuti del film Defending Your Life e hanno poi completato due compiti intellettivi impegnativi e un’intervista prefissata. Durante questa seconda parte di studio, i partecipanti sono stati posti casualmente in una delle due condizioni: una condizione di rabbia o una condizione neutra.

Nell’induzione neutra, lo sperimentatore si è comportato in modo professionale e garbato mentre in quella di rabbia, lo sperimentatore era arrogante, offensivo, ha perso i documenti, ha fornito soltanto informazioni confuse, ha ideato un lavoro non indispensabile e ha interrotto il partecipante, spiegano i ricercatori.

I partecipanti hanno completato un breve quiz sul film contenente frammenti di disinformazione. Ad esempio, ai partecipanti è stato chiesto di rispondere alla domanda “Su cosa si siedono Daniel e Giulia durante la loro conversazione quando Julia lascia cadere la borsa?“

Ciò nonostante, Julia non ha mai lasciato cadere la borsa nel film.

Per indurre ulteriormente sentimenti di rabbia, coloro che erano nella condizione di rabbia hanno poi scritto di un momento della loro vita in cui li avevano fatti arrabbiare. Quelli che erano in condizione neutra, invece, hanno scritto di una volta in cui hanno visitato un museo. 

Infine, ai partecipanti è stato posto un test per stimare quanto potevano ricordare sul film e quanta disinformazione avevano assimilato.

I ricercatori hanno scoperto che la rabbia non ha alterato la capacità di riconoscere i dettagli presenti realmente nel film. Tuttavia, coloro che erano in condizione di rabbia erano più sensibili alla disinformazione di quelli in condizione neutra. In poche parole, i partecipanti arrabbiati  avevano più probabilità di attribuire in modo sbagliato i dettagli del test iniziale a quanto avevano visto nel film. 

I ricercatori hanno anche scoperto che i partecipanti alla condizione di rabbia tendevano ad essere più speranzosi nei dettagli dei loro ricordi. Ma tra quei partecipanti, una maggiore fiducia era legata ad una minore precisione. Tra quelli in condizione neutra, al contrario, una maggiore fiducia era associata ad una maggiore precisione. 

I risultati emersi dal test

I risultati evidenziano che “la memoria non è come una videocamera”, ha detto Greenstein a PsyPost. “Questa scoperta è vecchia di decenni, ma gli studi dimostrano in continuazione che la persona media non ne è a conoscenza, anche se questo è uno delle migliaia di studi che ripetono la scoperta. 

Inoltre, “la rabbia non peggiora solamente la memoria di qualcuno”, poiché rende le persone più sensibili ai tipi di errori di memoria che stavano già compiendo(perché la memoria non funziona come una videocamera).

Come per tutte le ricerche, il nuovo studio presenta alcuni limiti. 

“Questo è uno studio preliminare”, ha detto Greenstein. “Ha stabilito cosa sta facendo la rabbia alla memoria ma non come. Quindi scoprire i meccanismi legati a come la rabbia influenzi la memoria sarà un rilevante passo successivo”.

“Soltanto perché qualcosa è un errore di memoria non vuol dire che sia un male”, ha aggiunto. “I ricercatori sono interessati a valutare se le persone ricordano qualcosa di reale rispetto al loro momento iniziale, quindi ogni modifica alla memoria da quel momento è considerata uno sbaglio. Tuttavia, ogni volta che apprendi qualcosa dopo il fatto che è più vicino alla realtà di quanto lo sia la tua memoria, la rabbia può aiutarti a rendere la tua memoria più precisa”. 

Lo studio, “La rabbia accresce la vulnerabilità alla disinformazione”, è stato scritto da Michael Greenstein e Nancy Franklin.

About Silvia Faenza

Ciao sono Silvia Faenza, mi sono Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università del Salento, nel 2014. Dal 2015 mi occupo della gestione dei contenuti per aziende e agenzie editoriali online, principalmente in qualità di ghostwriter, copywriter e web editor.

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