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Come controllare la voglia di salvare le altre persone

Molte persone sono turbate dalla loro incapacità di aiutare qualcuno che ne ha bisogno. Provano la sensazione di attirare sempre persone che hanno avuto molti problemi nella vita, oppure si chiedono se cercare di cambiare in meglio l’altra persona significa non accettarla.

Cos’è il complesso del salvatore

In questi casi si parla del complesso del salvatore, una condizione psicologica per cui si avverte il bisogno di aiutare gli altri costantemente. A prima vista potrebbero sembrare comportamenti che indicano una natura disponibile.

Ma quando la tendenza a concentrarsi sempre sull’esterno supera quella di affrontare prima i propri problemi, questa condizione può diventare nociva.

La disponibilità è una caratteristica apprezzabile, ma c’è una differenza tra aiutare e salvare qualcuno. Il complesso del salvatore va oltre la nostra capacità di aiutare, entrando nel regno dell’eroismo.

3 modi per gestire il complesso del salvatore

Di seguito ecco tre modi per gestire l’istinto di voler “salvare” le persone.

1.     Ascolto attivo

Quando le persone si confidano con noi, spesso cercano un modo per sfogarsi e far uscire le emozioni represse, invece di voler “essere aggiustate”. Per molti “salvatori” il problema è l’errato presupposto che le persone siano incapaci di risolvere i propri problemi.

La pratica dell’ascolto attivo permette di imparare che forse quella persona sta solo cercando una spalla di sostegno e qualcuno che ascolti. Per migliorare le capacità di ascolto secondo i ricercatori si dovrebbe:

  • Non aver paura del silenzio. I momenti di silenzio sono essenziali per una buona conversazione. Bisogna consentirsi di tacere e osservare il linguaggio del corpo dell’altra persona, ad esempio le spalle tese possono esprimere paura o esitazione.
  • Credere nei benefici dell’ascolto. Familiarizzare con i benefici dell’ascolto aiuterà a raggiungere intimità e maggiori effetti positivi sulla relazione.

2.     Resistere prima di intervenire

Oltre a praticare l’ascolto attivo bisogna anche aspettare il momento giusto per intervenire. Le persone possono anche riuscire a venire in proprio aiuto da sole, essendo spesso l’unica vera via d’uscita.

Cercare di risolvere tutti i problemi degli altri potrebbe farli sentire impotenti, perdendo la prospettiva per individuare e affrontare i propri problemi. Inizialmente bisognerebbe astenersi dall’offrire assistenza o suggerimenti. Si può essere presenti per qualcuno senza doverlo salvare.

L’importante è offrire una prova di empatia, dimostrando di essere lì per loro ogni volta che avranno bisogno di sfogarsi.

3.     Aspettare una richiesta di aiuto

Un aspetto chiave del complesso del salvatore è il desiderio radicato di aiutare anche quando non è voluto o espressamente richiesto. Presumere che l’altra persona non sia in grado di aiutare se stessa può essere percepito come una attestazione di superiorità.

Invece, è meglio offrire assistenza a bassa pressione, mantenendo la palla nel campo dell’altro. Si può chiedere direttamente se c’è un modo in cui possiamo aiutarlo. Così lasceremo a loro la possibilità di chiedere aiuto invece di dare per scontato che noi sappiamo cosa è meglio per loro.

Gestire l’istinto da salvatori può sembrare difficile per chi è abituato a seguirlo, ma è un’abilità che si apprende. Anche se crediamo di fare un favore a qualcuno, tentare di salvare una persona che non l’ha richiesto potrebbe ritorcersi contro entrambe le parti. Sarà meglio aspettare che questa persona chieda la nostra assistenza perché vorrà dire che ne ha veramente bisogno.

About Silvia Faenza

Ciao sono Silvia Faenza, mi sono Laureata in Scienze Politiche e Relazioni Internazionali all'Università del Salento, nel 2014. Dal 2015 mi occupo della gestione dei contenuti per aziende e agenzie editoriali online, principalmente in qualità di ghostwriter, copywriter e web editor.

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