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Come i profumi influenzano le nostre emozioni

Una volta rilevato un profumo, nel nostro cervello si attivano diverse aree. Un team ha recentemente scoperto che le strutture del senso olfattivo lavorano strettamente insieme ai sistemi di ricompensa e di avversione del cervello. Ovvero, i profumi vengono elaborati non solo dal centro olfattivo, ma anche dalle regioni responsabili delle emozioni e della determinazione della valenza.

Lo studio, condotto dalla dottoressa Christina Strauch, da Thu-Huong Hoang e dalla professoressa Denise Manahan-Vaughan del Dipartimento di Neurofisiologia, in collaborazione con il professor Frank Angenstein del Centro tedesco per le malattie neurodegenerative (DZNE) di Magdeburgo, analizza come l’elaborazione dei profumi influenzi le strutture del cervello.

Per arrivare a tali valutazioni, gli studiosi hanno usato impulsi elettrici per stimolare i bulbi olfattivi delle cavie. Poi, hanno analizzato l’attività nella corteccia olfattiva, dove vengono elaborati gli stimoli olfattivi.

Sapevamo già che c’è una connessione tra il bulbo olfattivo e la corteccia piriforme, una parte della corteccia olfattiva, nella percezione dei profumi“, spiega la dottoressa Christina Strauch, autrice principale dello studio. “Ma il nostro obiettivo era quello di andare più in profondità nelle strutture cerebrali e scoprire quali regioni avevamo sottovalutato o trascurato fino ad ora“. “Solo pochi studi sulla percezione olfattiva hanno analizzato le regioni al di fuori del bulbo olfattivo e le regioni della corteccia olfattiva nei roditori“, dice il professor Denise Manahan-Vaughan, portavoce del Collaborative Research Centre 874 Integration and Representation of Sensory Processes. “Non è ancora completamente compreso come si formano le memorie olfattive. Il nostro obiettivo era quello di chiarire in che misura le strutture cerebrali che non fanno parte del sistema olfattivo sono coinvolte nella formazione della memoria olfattiva” – prosegue.

Nel loro studio, i ricercatori hanno combinato la stimolazione elettrofisiologica con la risonanza magnetica funzionale. Seguendo questo approccio, il team ha ottenuto un quadro dettagliato delle strutture neuronali che hanno risposto alla stimolazione del bulbo olfattivo. Le strutture altamente reattive sono state poi analizzate più in profondità utilizzando l’analisi di ibridazione in situ a fluorescenza dell’espressione genica neuronale. Questa tecnica aiuta i ricercatori a determinare se i neuroni memorizzano effettivamente lo stimolo olfattivo: un evento che serve come prova della formazione della memoria.

Sicuramente, la stimolazione del bulbo olfattivo aveva portato ad un’attività genica alterata. Questo accadeva anche nelle cellule nervose della corteccia limbica – cioè in un’unità funzionale attribuita all’elaborazione delle emozioni. “Il coinvolgimento di queste strutture non olfattive gioca probabilmente un ruolo chiave nella memorizzazione delle esperienze olfattive“, afferma Christina Strauch. “Ne deduciamo che i roditori classificano rapidamente i profumi percepiti come piacevoli o sgradevoli mentre li annusano”.

Nel complesso, i risultati dimostrano che il sistema olfattivo lavora a stretto contatto con i sistemi di ricompensa e avversione del cervello sia nell’apprendimento che nella formazione della memoria.

Lo studio ci fornisce un’ulteriore base teorica per capire perché l’olfatto gioca un ruolo così unico nella formazione e nel recupero dei ricordi“, dice Denise Manahan-Vaughan, che insieme a Christina Strauch sta esplorando come si formano i ricordi dai profumi dal 2010.

About Roberto Rais

Mi chiamo Roberto Rais, Giornalista pubblicista, da diversi anni  specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collaboro con alcuni magazine online di settore, prestando la mia consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

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