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Musica: quelle che si usano per dormire e per studiare non sono poi così diverse

Che tipo di musica usate mentre studiate? E che tipo di musica usate per addormentarvi la sera? Ancora, vi siete mai chiesti perché scegliete certi tipi di musica e ne scartate altre?

Se le domande di cui sora vi hanno riguardato almeno una volta, sappiate che una recente ricerca ha fatto emergere che la musica che viene utilizzata per entrambe le situazioni è in realtà piuttosto simile!

Stando a un recente studio dell’Università di Aarhus, che ha analizzato i dati del servizio di streaming Spotify, la musica che le persone ascoltano mentre studiano e quella che ascoltano mentre dormono hanno più similitudini rispetto alla musica in generale.

Per arrivare a questa conclusione i ricercatori hanno utilizzato un’analisi qualitativa e quantitativa che hanno posto in comparazione i due tipi di musica in base ai brani, ai generi e alle caratteristiche audio. Lo studio ha rilevato che le persone utilizzano tipi di musica simili per accompagnare questi compiti.

Il nostro studio suggerisce che la musica usata per studiare e quella usata per dormire condividono molte caratteristiche in termini di brani, generi e caratteristiche audio. Questa somiglianza evidenzia il potenziale della musica nel creare un’atmosfera piacevole ma non troppo inquietante, consentendo agli individui di concentrarsi sullo studio e di rilassarsi per dormire“, afferma Rebecca Jane Scarratt, dottoranda presso il Center for Music in the Brain dell’Università di Aarhus.

Quali sono gli effetti della musica sul relax del cervello

Per giungere alle conclusioni ora sintetizzate, i ricercatori hanno analizzato molte playlist apparentemente utilizzate per studiare o per rilassarsi prima di andare a letto e hanno scoperto che questi due tipi di musica condividono caratteristiche simili, come il tempo lento e i modelli ripetitivi. Tra i generi più comuni riscontrati in entrambi i set di dati vi erano il pop, il lo-fi, la musica classica e la musica d’ambiente.

Secondo lo studio, le somiglianze potrebbero essere attribuite ai loro effetti calmanti e rilassanti sul cervello. Il tempo lento e gli schemi ripetitivi della musica aiutano ad abbassare la frequenza cardiaca e a ridurre lo stress, creando un ambiente favorevole sia allo studio che al sonno. I ricercatori hanno anche utilizzato metodi statistici per confrontare le caratteristiche audio tra i diversi set di dati e determinare se vi fossero differenze significative.

In particolare hanno riscontrato differenze significative tra i set di dati relativi al sonno e quelli generali per quanto riguarda “Loudness”, “Energy” e “Valence”, che si riferisce al tono emotivo o all’umore di un brano musicale. Lo stesso è avvenuto tra i dataset di studio e quelli generali, ma non c’è stata una grande differenza tra i dataset di studio e quelli di sonno.

Secondo la ricerca, infine, i risultati sono l’inizio di un nuovo filone di ricerca che confronta la musica utilizzata per attività diverse e che potrebbe portare a una migliore comprensione di come la musica influenzi i nostri stati cognitivi ed emotivi. I risultati fanno luce sulla differenza tra l’uso teorico della musica e il suo effettivo utilizzo pratico.

Sebbene siano necessarie ulteriori ricerche per comprendere appieno la relazione tra musica e processi cognitivi, il nostro studio fornisce un punto di partenza per esplorare l’impatto della musica sui nostri stati cognitivi ed emotivi e su come possa migliorare la nostra vita quotidiana“, affermano ancora gli studiosi.

About Roberto Rossi

Mi chiamo Roberto Rais, Giornalista pubblicista, da diversi anni  specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collaboro con alcuni magazine online di settore, prestando la mia consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

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