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Perfezionismo e cura di sé: una nuova ricerca svela diversi dettagli interessanti

Quante volte abbiamo sentito qualcuno dire “sono un perfezionista” o lo abbiamo affermato noi stessi? Questa etichetta viene utilizzata con disinvoltura, ma raramente ci soffermiamo a riflettere sul suo significato profondo.

Il perfezionismo non è un fenomeno univoco e comprenderne le diverse sfumature può aiutarci a sviluppare strategie più efficaci per gestirlo. Studi recenti hanno esplorato come tecniche specifiche di consapevolezza e auto-compassione possano offrire benefici concreti a chi si riconosce in questo tratto di personalità.

Le due facce del perfezionismo

La ricerca psicologica ha identificato due manifestazioni distinte del perfezionismo, ciascuna con caratteristiche proprie. Il perfezionismo auto-critico si caratterizza per un’analisi severa e implacabile di sé stessi, accompagnata da un’intensa preoccupazione per gli errori potenziali e per il giudizio altrui. Chi manifesta questo tipo di perfezionismo vive costantemente nella paura di sbagliare e si sottopone a valutazioni spietate quando percepisce di non essere all’altezza.

Il perfezionismo da standard personali, invece, si concentra sul raggiungimento di obiettivi ambiziosi e sull’imposizione di aspettative elevate verso sé stessi. In questo caso, l’enfasi non è tanto sulla critica feroce quanto piuttosto sulla ricerca costante di eccellenza e sul desiderio di soddisfare parametri molto alti. Questa distinzione è fondamentale perché i due tipi di perfezionismo richiedono approcci differenziati nel percorso di cura e crescita personale.

Gli strumenti della mindfulness per affrontare il perfezionismo

Uno studio recente ha esaminato come l’utilizzo di tecniche di mindfulness nell’arco di due settimane influenzi il benessere emotivo delle persone perfezioniste. I ricercatori hanno identificato cinque competenze chiave: osservare i propri pensieri e sentimenti insieme a ciò che accade intorno a noi; descrivere e nominare le esperienze interiori; agire con consapevolezza prestando attenzione a ciò che facciamo; accettare senza giudizio ciò che emerge nella nostra esperienza; e infine la non-reattività, ovvero la capacità di lasciare andare pensieri ed emozioni senza aggrapparsi ad essi.

I risultati hanno mostrato che le persone con perfezionismo auto-critico tendono a essere meno consapevoli e a provare emozioni più difficili. Tuttavia, quando aumentano la loro pratica di mindfulness, sperimentano una riduzione del disagio emotivo. In particolare, l’abilità di osservare senza reagire si è rivelata benefica per entrambi i tipi di perfezionismo, portando a stati d’animo più positivi. Chi manifesta perfezionismo auto-critico trova sollievo anche nel descrivere e nominare le proprie esperienze interiori, mentre chi ha standard personali elevati beneficia maggiormente dell’agire con piena consapevolezza.

L’auto-compassione come antidoto al perfezionismo

Parallelamente alla mindfulness, lo studio ha esplorato sei dimensioni dell’auto-compassione e i loro opposti. La gentilezza verso sé stessi contrasta con l’auto-giudizio severo; il senso di umanità comune si oppone all’isolamento; la consapevolezza mindful si differenzia dall’identificazione eccessiva con pensieri ed emozioni. I risultati evidenziano che estendere compassione a sé stessi riduce il disagio indipendentemente dal tipo di perfezionismo manifestato.

Entrando nel dettaglio, entrambe le forme di perfezionismo traggono beneficio dalla gentilezza verso sé stessi, con una diminuzione delle emozioni difficili. Il senso di umanità comune, ovvero riconoscere che le difficoltà e gli errori fanno parte dell’esperienza umana universale, si è rivelato particolarmente utile nel ridurre il disagio emotivo. Al contrario, l’auto-giudizio e l’identificazione eccessiva con i propri pensieri negativi hanno intensificato la sofferenza in entrambi i gruppi. Per chi presenta perfezionismo da standard personali elevati, l’elemento mindfulness dell’auto-compassione ha generato maggiore serenità e minor turbamento.

Implicazioni pratiche per il lavoro terapeutico

I ricercatori hanno sottolineato che questi risultati necessitano di ulteriori conferme con campioni più diversificati, dato che lo studio ha coinvolto prevalentemente donne caucasiche. Inoltre, rimane da chiarire perché le persone con perfezionismo auto-critico trovino più difficile praticare mindfulness e auto-compassione, nonostante ne traggano beneficio. Questo rappresenta un’area importante per future ricerche che potrebbero guidare interventi terapeutici più mirati.

Ciononostante, i dati disponibili suggeriscono l’utilità di integrare gradualmente pratiche di consapevolezza e auto-compassione nella vita quotidiana. Non si tratta di trasformazioni radicali, ma di piccoli passi sostenibili che possono fare la differenza. Per chi lavora in ambito psicologico, riconoscere il tipo specifico di perfezionismo del cliente permette di personalizzare l’approccio terapeutico, enfatizzando le tecniche che risultano più efficaci per quella particolare manifestazione. La chiave sta nell’aiutare le persone a sviluppare una relazione più gentile con sé stesse, riconoscendo che la perfezione è un’illusione e che l’imperfezione è parte integrante dell’essere umano.

About Roberto Rossi

Mi chiamo Roberto Rais, Giornalista pubblicista, da diversi anni  specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collaboro con alcuni magazine online di settore, prestando la mia consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

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