Nella vita, tutti possiamo trovarci a dire di no ad una proposta, di qualsiasi tipo, che ci viene fatta. Sappiamo tutti che ci sono modi diversi di dissentire, e che alcuni sono migliori, altri decisamente peggiori.

Il saggista Paul Graham ha provato, alcuni anni fa, a metterli insieme creando una piramide di modi migliori e peggiori per dire di no a qualcosa: vediamo quali sono e quali è meglio utilizzare e quali, invece, sono da evitare.

1. Rifiutare esplicitamente

Sarà un metodo diretto, ma è il migliore che abbiamo a disposizione. Se una cosa non ci va bene, diciamo di no, e possiamo farlo anche senza argomentazioni.

Se l’altro non è d’accordo con il nostro dissenso, almeno non ci saranno dubbi sul fatto che è un no, e questo ha le migliori conseguenze.

 

2. La confutazione

La confutazione si basa sul trovare un errore e spiegare così perché non siamo d’accordo con quella proposta.

In questo caso si aggiunge una spiegazione al rifiuto esplicito, che può avere conseguenze positive o negative, ed è per questo che si trova un gradino più in basso dell’altra possibilità.

 

3. La contrapposizione

La contrapposizione è il rifiutare quello che ci viene proposto, però cercando argomentazioni che non sono particolarmente valide, o comunque citando argomentazioni sbagliate.

Se, per esempio, non abbiamo voglia di fare qualcosa possiamo cercare scuse, però stiamo mentendo, e non è detto che l’altro non se ne accorga.

 

4. La risposta sul tono

Tecnica di dissenso da evitare è quella che critica non tanto l’argomentazione riportata, quanto il tono con cui ci è stata detta.

Rifiutare perché “il tuo tono non mi piace” può anche sembrare corretto, ma un rifiuto dovrebbe basarsi sempre sull’argomento, e non sul resto della situazione.

 

5. Attaccare o insultare

Offendere non è mai il modo giusto di dissentire, e bisogna ricordare che le offese non sono sempre manifeste. Infatti può succedere che attacchiamo la persona “tanto la pensi così” in modo non diretto, ma la attacchiamo.

Non è il modo corretto di controbattere perché, anche qui, non si considera l’argomento per cui ci stiamo scontrando.