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Le relazioni rendono davvero più felici?

Esiste una domanda che attraversa le menti di molti: essere in una relazione romantica rende realmente più felici, oppure si tratta solo di un mito culturale rassicurante? E se le relazioni contano davvero per il benessere emotivo, è sufficiente avere un partner al proprio fianco, o è la qualità del legame a fare la differenza?

Una recente ricerca longitudinale condotta su oltre dodicimila adulti nell’arco di tredici anni offre risposte sorprendentemente chiare a questi interrogativi. Lo studio ha seguito le stesse persone mentre cambiavano status relazionale, entrando e uscendo da relazioni di diversa qualità, permettendo così di osservare come il benessere emotivo si modifichi effettivamente con questi cambiamenti.

Cosa accade al benessere quando si entra o si esce da una relazione

I dati raccolti nel corso di oltre un decennio mostrano che le persone tendono a sperimentare un benessere emotivo superiore durante i periodi in cui sono in una relazione intima rispetto a quando sono single. Quando gli individui passano dalla condizione di single a quella di coppia, riportano una maggiore soddisfazione per la propria vita, emozioni positive più intense come felicità e gioia, e una riduzione significativa di emozioni negative quali tristezza, depressione e sconforto.

Il processo funziona anche al contrario: quando le persone tornano single, il benessere emotivo tende generalmente a diminuire. Poiché lo studio si è concentrato sui cambiamenti all’interno della stessa persona, questi risultati non possono essere spiegati semplicemente con l’idea che le persone più felici abbiano maggiori probabilità di trovare un partner. Suggeriscono invece che i cambiamenti nello status relazionale contribuiscono attivamente ai cambiamenti nel benessere emotivo, anche se l’entità di questi effetti risulta nella maggior parte dei casi moderata.

La solitudine come indicatore cruciale

Un’esperienza emotiva emerge con particolare nitidezza dai dati: la solitudine. Rispetto ai periodi da single, le persone riportano livelli sostanzialmente inferiori di solitudine quando sono in una relazione o sposate. Questo effetto si rivela molto più marcato rispetto a quello osservato per felicità, tristezza o soddisfazione generale, e persiste anche quando le relazioni non sono di qualità particolarmente elevata.

Lo schema corrisponde a ciò che sappiamo sulla psicologia umana. La solitudine sembra essere un segnale emotivo specializzato, evolutosi per allertarci dell’isolamento sociale e motivarci a riconnetterci con gli altri. Mentre la felicità e la soddisfazione dipendono da molteplici ambiti della vita come lavoro, salute e amicizie, la solitudine appare particolarmente sensibile alla presenza o assenza di un partner intimo. Questo spiega perché anche relazioni non perfette possano comunque alleviare significativamente questo specifico disagio emotivo.

Non tutte le relazioni sono migliori dell’essere single!

La scoperta forse più importante dello studio riguarda la qualità relazionale. Quando i ricercatori hanno distinto tra relazioni di buona, media e scarsa qualità, è emerso un quadro illuminante. Le persone in relazioni di buona qualità sperimentano il benessere emotivo più elevato, ma quelle in relazioni di qualità scarsa o media si trovano spesso peggio rispetto a quando erano single.

In altre parole, avere un partner non è automaticamente meglio che essere single. Per molti indicatori emotivi, gli individui si sentono meno felici e più angosciati in relazioni di bassa qualità rispetto ai periodi di vita da single.

Per emozioni come tristezza, depressione e disperazione, le relazioni problematiche rappresentano un costo emotivo significativo. Tuttavia, anche le relazioni difficili riducono la solitudine percepita rispetto all’essere single, il che aiuta a comprendere perché consigli semplicistici come “trovati qualcuno” possano essere psicologicamente fuorvianti.

Differenze tra uomini e donne nel vivere le relazioni

Lo studio ha anche esaminato se le transizioni relazionali influenzino uomini e donne in modo diverso. Complessivamente, la condizione di single risulta emotivamente più gravosa per gli uomini che per le donne. Quando single, gli uomini riportano maggiore solitudine, più emozioni negative e una soddisfazione di vita leggermente inferiore. Una spiegazione probabile risiede nel fatto che gli uomini tendono a fare maggiore affidamento sul partner intimo per supporto emotivo e compagnia, mentre le donne mantengono spesso reti di sostegno emotivo più ampie e diversificate.

Un’eccezione interessante riguarda il senso di sicurezza. Le donne riportano di sentirsi notevolmente meno sicure quando sono single rispetto a quando hanno un partner, più degli uomini. È importante sottolineare che queste differenze di genere, sebbene reali, sono modeste. La storia principale rimane che la qualità della relazione conta più del genere nell’influenzare il benessere emotivo complessivo.

Il peso del contesto sociale sulla condizione di single

Un aspetto cruciale da considerare è che il benessere emotivo ridotto osservato durante i periodi da single non è necessariamente causato dall’essere soli in sé. Gran parte del disagio emotivo associato alla condizione di single potrebbe derivare da come le persone single vengono trattate dai loro ambienti sociali. Nella maggior parte delle società contemporanee, le relazioni intime sono considerate la norma e spesso marcatori di maturità adulta, successo e stabilità emotiva.

Di conseguenza, gli individui single possono sperimentare una pressione sociale sottile ma persistente ad “andare avanti”, “sistemarsi” o “trovare qualcuno”. Queste aspettative vengono comunicate attraverso conversazioni familiari, norme lavorative, rappresentazioni mediatiche e persino la preoccupazione ben intenzionata degli amici. Nel tempo, questa pressione può creare l’impressione che la condizione di single sia un fallimento temporaneo piuttosto che uno stato di vita legittimo. L’esclusione sociale rappresenta un altro percorso importante che collega la condizione di single a un benessere ridotto, poiché molti spazi sociali sono implicitamente strutturati intorno alle coppie.

Scegliere con consapevolezza il proprio percorso affettivo

Questa ricerca conduce a una conclusione sfumata ma potente: le buone relazioni tendono a migliorare il benessere emotivo, le relazioni problematiche tendono a minarlo, e la condizione di single si colloca in una posizione intermedia. Avere un partner non rappresenta un miglioramento emotivo universale. Ciò che conta di più è se una relazione sia solidale, sicura ed emotivamente gratificante, e se migliori genuinamente la vita emotiva quotidiana.

Allo stesso tempo, gli svantaggi emotivi della condizione di single non dovrebbero essere interpretati come prova che le persone single stiano intrinsecamente peggio. Gran parte del disagio associato all’essere single sembra derivare da pressione sociale, stigma ed esclusione in un mondo organizzato intorno alle coppie, piuttosto che dalla condizione di single in sé. La lezione chiave non è che le persone dovrebbero precipitarsi in una relazione, ma che la qualità relazionale è profondamente importante e che rimanere single può essere psicologicamente più sano che restare in una relazione non supportiva, specialmente in ambienti sociali che non riescono a validare pienamente le vite dei single.

About Roberto Rossi

Mi chiamo Roberto Rais, Giornalista pubblicista, da diversi anni  specializzato in tematiche legate alla psicologia, alla motivazione e al wellness psico-fisico. Collaboro con alcuni magazine online di settore, prestando la mia consulenza editoriale anche ad agenzie di stampa e siti web"

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