Come scegliamo che cosa mangiare? Sembra una domanda banale, perché pensiamo di avere il pieno controllo sui prodotti alimentari che scegliamo, quando in realtà non è così.
Le confezioni condizionano molto la nostra scelta, e se non facciamo attenzione quando acquistiamo qualcosa rischiamo che siano le aziende a scegliere i prodotti per noi: in questo articolo scopriremo quindi come fare ad evitare gli “inganni psicologici” che si trovano sulle confezioni dei prodotti alimentari.
1. I disegni degli ingredienti sulle confezioni
I disegni sulle confezioni spesso non richiamano solo il prodotto in sé, ma anche gli ingredienti dello stesso, come capiamo bene se pensiamo ad una maionese (olio, uovo, limone).
Ma quanti di quegli ingredienti sono effettivamente nel prodotto? La legge impone di indicare in etichetta la percentuale precisa dell’ingrediente pubblicizzato, per cui possiamo vederlo dalla lista degli ingredienti, in etichetta. Scoprendo che, a volte, un ingrediente è presente in bassissima quantità nel prodotto.
2. I richiami alla natura
Sulle confezioni spesso troviamo immagini di prati, vigne, campi, colline, mare e cose che c’entrano poco con il prodotto, ma che ci stimolano ad acquistarlo perché lo riteniamo più sano.
Prendiamo un pesce: sulla confezione può essere disegnato il mare, ma probabilmente in etichetta troveremo scritto “Allevato in…”; questo significa che quel pesce il mare non lo ha mai visto, ed è di qualità inferiore ad un pesce “pescato”. Non facciamoci ingannare dalle immagini, ma leggiamo sempre il contenuto delle etichette.
3. La confezione bella
Avete mai notato che i prodotti “di marca” hanno confezioni bellissime, mentre quelli a marchio del supermercato (Coop, Conad, Esselunga) hanno confezioni anonime?
Il motivo è che quei prodotti sono comunque fatti dalle aziende più famose ma, non avendo il costo della pubblicità, hanno un prezzo minore (si può verificare in etichetta dall’indirizzo dell’azienda). Per questo, stiamo comprando un prodotto uguale a quello più costoso, ma l’azienda ha interesse a vendere quello che costa di più, e propone una confezione migliore.
4. I prodotti senza…
Senza glutine, senza lattosio, senza olio di palma. Sono prodotti particolarmente costosi e percepiti come “più sani”, se non che a volte il “senza” non c’entra nulla con il prodotto.
Che senso ha, per esempio, pubblicizzare un salume “senza glutine” quando il glutine si trova nel grano e non nella carne? O il pane “senza lattosio”, quando il lattosio si trova nel latte? O, ancora, degli spinaci congelati “vegani”, quando gli spinaci per definizione sono sempre e solo vegetali?
5. Le qualità inesistenti
Prodotti bioenergetici, biodinamici, qualità garantita (da nessuno!) e altre scritte tendono ad attirare di più il consumatore rispetto ai prodotti su cui non c’è scritto nulla.
Se alcuni marchi sono validi, come DOP e IGP, altri sono completamente inventati dall’azienda e non fanno riferimento a nulla. Non sono illegali, perché “qualità migliore” non dice nulla, ma ostentano caratteristiche presunte che, di fatto, non hanno!